METTI MI PIACE SULLA NOSTRA PAGINA FB!

 

 

Menu

 se riscontri qualche problema di navigazione sulla pagina. Clicca per aggiornare la pagina

Butta la Bottiglia

Butta via la bottiglia. Pensa prima di bere. Come preservare l'ambiente e migliorare la salute

Come preservare l'ambiente e migliorare la salute con ogni sorso d'acqua

Ciò che viene offerto come un allettante stile di vita ai consumatori attenti alla salute sta in realtà uccidendo l'ambiente, spesso senza fornire i vantaggi per la salute promessi. Le nostre discariche si stanno rapidamente riempiendo di milioni di bottiglie di plastica che non si disintegrano mai perché non sono biodegradabili. Si stima che solo una su sei bottiglie di plastica venga riciclata. Milioni di barili di petrolio vengono utilizzati nella produzione di bottiglie di plastica e il trasporto di acqua minerale in tutto il mondo produce ancora più emissioni di anidride carbonica.
Un'altra preoccupazione consiste nel fatto che l'acqua in bottiglia può essere molto meno sana di quanto si pensi. Gli scienziati hanno allertato i consumatori sui pericoli legati alla consuetudine di bere acqua dalle bottiglie di plastica, che possono nascondere batteri e infine rompersi per rilasciare le sostanze chimiche della plastica. Gli esperti sono preoccupati di due sostanze chimiche in particolare trovate nell'acqua delle bottiglie di plastica e dei possibili effetti sulla salute del loro consumo.


Una sostanza chimica potenzialmente letale chiamata bisfenolo A (BPA), che è stata vietata nei biberon, si trova nelle bottiglie d'acqua di plastica. Gli studi condotti dalla Harvard School of Public Health e dalla Goethe University di Francoforte hanno rivelato entrambi la presenza di livelli preoccupanti di BPA disciolti nell'acqua delle bottiglie di plastica. L'Harvard School of Public Health ha riscontrato che i livelli di BPA dei partecipanti allo studio sono aumentati di due terzi dopo aver bevuto da una bottiglia di plastica per una settimana. Il BPA somiglia all'estrogeno, ormone femminile, che può portare a gravi problemi di salute, inclusa la riduzione delle fertilità nelle donne già affette da problemi di fertilità.
Un'altra tossina chiamata antimonio, che causa malessere e depressione, viene utilizzata nella produzione di bottiglie in polietilene tereftalato (PET) ed è assorbita nell'acqua delle bottiglie di plastica. Inoltre, più a lungo l'acqua rimane nella bottiglie, più elevati sono i livelli di antimonio. In una bottiglia d'acqua media, i livelli della sostanza chimica possono quasi raddoppiare dopo tre mesi, il che è particolarmente allarmante considerando che la conservabilità dell'acqua in bottiglia è di massimo due anni.
È naturale che l'acqua scorra liberamente e sia fresca, non conservata in bottiglie di plastica potenzialmente pericolose. Depurando la normale acqua del rubinetto con un filtro riutilizzabile progettato per rimuovere i contaminanti nocivi, oltre a ottenere i migliori vantaggi per la salute, si riduce anche significativamente il proprio contributo a discariche di bottiglie di plastica non biodegradabili. In questo modo si può anche interrompere il circolo vizioso dei rifiuti in superficie che causano contaminazioni delle falde acquifere, con la conseguente necessità di impiegare un numero ancora maggiore di sostanze chimiche per rendere sicura la nostra acqua potabile.
I depuratori tradizionali utilizzando il metodo con filtro a carbone attivo, che migliora il sapore e l'odore ma non rimuove particelle di ruggine o batteri. Il sistema Cleansui™, grazie alla membrana a fibre cave, rimuove le microparticelle e i batteri, mantenendo i nutrienti e i minerali salutari nell'acqua; il risultato è un'acqua pulita e dal sapore gradevole in ogni momento.
Perché quindi affaticarsi a portare innumerevoli bottiglie di acqua minerale a casa dal supermercato quando l'acqua filtrata Cleansui non solo è più sana e migliore per l'ambiente, ma ha anche un sapore presumibilmente più gradevole?



Acque minerali estrogenate: incriminate le bottiglie di plastica
Dall’Università Johann Goethe di Francoforte giunge la notizia che nelle acque minerali vendute in bottiglie di plastica sono presenti dosi di estrogeni potenzialmente dannose per l’equilibrio ormonale umano. L’entità del rischio non è ancora definita, in quanto occorrono studi più approfonditi, ma i ricercatori invitano alla prudenza. L’Associazione Britannica per le Bevande Leggere solleva invece una voce contraria: “allarme per il momento ingiustificato”.


Secondo studiosi di Francoforte l'acqua in bottiglia contiene dosi di estrogeni potenzialmente dannose per l'equilibro ormonale umano.
Purtroppo le vicende di contaminazione di cibi da parte delle sostanze chimiche presenti negli involucri non sono più una rarità. Al di là di fenomeni isolati e immediatamente arginati - si è appreso ormai dall’esperienza come alcuni composti, tipo il bisfenolo A, possono passare dalla confezione all’alimento e avere conseguenze spiacevoli sulla salute di quanti ne faranno uso.
Un nuovo esperimento, i cui risultati hanno destato l’interesse dei cronisti internazionali, è stato condotto sulle acque minerali vendute in contenitori di differente composizione. Sotto accusa sono le bottiglie di plastica: il contenuto di ormoni femminili riscontrato nelle acque raccolte in tali confezioni è di gran lunga superiore a quello trovato nelle acque (anche le “stesse”, ossia provenienti dalla medesima fonte e della stessa marca) vendute nel vetro.
Lo studio è responsabilità di un gruppo di ricercatori dell’Università Johann Wolfgang Goethe di Francoforte, guidati da Martin Wagner e Jörg Oehlmann.
“Appare possibile che la contaminazione delle acque prese in esame da parte di xeno-ormoni” - ossia ormoni provenienti dall’esterno, non secreti dal corpo stesso – “sia originata dai materiali usati per il packaging”, si legge nell’articolo pubblicato sulla rivista scientifica “Envirnomental Science and PollutionResearch”, “dato che le minerali imbottigliate nel PET e nel tetrapack sono risultate più estrogeniche di quelle confezionate nel vetro. Ciò induce a concludere che additivi presenti nei contenitori migrino da questi ultimi agli alimenti”.
Wagner e Oehlmann hanno rivolto l’attenzione alle acque minerali in quanto l’acqua è un composto “semplice” e non contiene ormoni endogeni (cioè non vi è un contenuto ormonale insito); inoltre, spiegano i ricercatori, “il consumo di acqua minerale è in crescita in tutto il mondo”.



I campioni utilizzati per la ricerca sono stati 20: 9 di essi in bottiglia di plastica, 9 in vetro e 2 in tetrapack (cartone internamente rivestito da una sottile pellicola plastica).
I campioni utilizzati sono stati 20 (scelti tra marche differenti e fasce di prezzo variegate): nove di essi in bottiglia di plastica, nove in vetro e due in tetrapack (cartone internamente rivestito da una sottile pellicola plastica).
Gli esperimenti sono stati condotti sia in vitro sia in vivo. Prima di tutto è stato misurato il quantitativo di estrogeni presenti in ogni acqua, facendo uso di un recettore di ormoni umani (analisi in vitro). La veridicità del responso è basata sul fatto che per ogni campione l’esperimento è stato condotto su tre bottiglie diverse e su ciascuna per tre volte. In seguito sono state fatte analisi in vivo su lumache terrestri femmine, monitorando la loro attività riproduttiva in condizioni di esposizione all’acqua estrogenata.
Cosa è emerso dagli studi?
L’analisi in vitro ha permesso di rivelare un’attività estrogena significativamente elevata in 12 dei 20 esemplari presi in considerazione. Più precisamente, sono stati rilevati ormoni in ben il 78% delle acque in bottiglia di plastica (ossia sette campioni su nove) e nel 100% di quelle in tetrapack (due marche su due), contro il 33% di quelle in vetro (tre campioni su nove).
Per valutare direttamente l’influenza del materiale di imballaggio, i ricercatori hanno analizzato acque minerali provenienti dalla medesima fonte, ma imballate con materiale differente: le minerali vendute in bottiglie di vetro sono risultate meno estrogenate delle corrispettive in PET. Più nel dettaglio, si è indagata anche la differenza tra contenitori in plastica riutilizzabili (vuoti a rendere) e monouso: l’acqua in confezioni usa e getta sono mediamente più cariche di estrogeni di quelle in bottiglia riutilizzabile (considerata non al primo uso), evidentemente perché queste ultime dissolvono il contenuto di ormoni nei vari passaggi, in più tra uno e l’altro sono risciacquate.
D’altro canto, l’analisi in vivo ha dimostrato che il contenuto ormonale delle acque prese in considerazione ha un effetto reale sull’equilibrio endocrino delle lumache, in quanto dopo 56 giorni di esposizione a 25 ng/l (nanogrammi per litro) di etinile-estradiolo la loro attività riproduttiva (valutata in numeri di embrione per femmina) è più che raddoppiata. In concreto, si è manifestato un significativo aumento della riproduzione nei campioni imbottigliati in plastica, piuttosto superiore rispetto a quello riscontrato nelle acque in vetro.



Secondo gli studiosi i risultati della ricerca forniscono una prima evidenza di una marcata contaminazione dell’acqua minerale da parte di estrogeni
“I nostri risultati forniscono una prima evidenza di una marcata contaminazione dell’acqua minerale da parte di estrogeni, con valori tipicamente nell’intervallo di 2-40 ng/l e picchi di 75 ng/l”, concludono i ricercatori di Francoforte. “Il consumo di acqua minerale imbottigliata e commercializzata potrebbe dunque contribuire all’esposizione complessiva degli esseri umani a sostanze in grado di alterare l’equilibrio endocrino del corpo.”
Tali sostanze fonti di ormoni costituiscono un’intera categoria, denominata EDC, ossia composti in grado di alterare l’equilibrio endocrino. Sono da anni poste sotto osservazione in quanto in potenza sono causa di danni all’organismo. Il legame di causalità tra l’ingestione di tali composti e gli effetti collaterali sulla salute umana, però, è ancora oggetto di controversie: non è una faccenda immediata, in quanto le malattie connesse agli ormoni possono essere correlate a varie cause, peraltro distribuite su un arco di tempo lungo. Non di meno, va detto che un numero non trascurabile di esperimenti suggeriscono che tale legame sia in effetti concreto.
A pochi giorni di distanza dalla pubblicazione dell’articolo da parte di Wagner e Oehlmann, è arrivata una risposta da parte di un portavoce dell’Associazione Britannica per le Bevande Leggere (BSDA), la quale sostiene che non sia possibile concludere dallo studio in questione che ci sia un’effettiva connessione tra l’attività estrogena riscontrata nelle acque e il confezionamento.
“I composti rintracciati nell’acqua non sono stati precisamente identificati, pertanto non possono esser fatti risalire ai materiali d’involucro. Inoltre composti analoghi sono stati ritrovati in test eseguiti su altri tipi di cibi e bevande senza che fosse rilevata una dipendenza tra attività ormonale e packaging.” Infine, afferma ancora la BSDA, “i livelli di queste sostanze riscontrati nelle acque sono infimi se comparati con i quantitativi naturali di ormoni presenti negli organismi e, comunque, sono ampiamente al di sotto dei livelli di sicurezza approvati dall’Unione Europea.”

Gli scienziati non sono ancora giunti ad una conclusione univoca. Nel frattempo noi consumatori siamo liberi di fare le nostre scelte
In effetti l’uso del PET (polietilene tereftalato) per la realizzazione di imballaggi alimentari è consentito e disciplinato da una direttiva (la 2002/72/CE) della Commissione Europea e da una successiva modifica ratificata due anni dopo (2004/19/CE). Ne segue che le case produttrici di confezioni e le aziende alimentari, se si adeguano a tali normative, non sono da considerarsi direttamente responsabili degli eventuali danni all’organismo. Semmai dovrebbero essere modificate le direttive, ma per far ciò occorrono prove effettive dell’incompatibilità di determinati materiali con i processi biologici umani.
Gli scienziati non sono ancora giunti ad una conclusione univoca (o grossomodo tale), pertanto occorre attendere i risultati di futuri ulteriori indagini. Nel frattempo noi consumatori siamo liberi di fare le nostre scelte. Quella primaria sarebbe la rinuncia all’acquisto di acque commercializzate tout-court, per svariate ragioni di natura ecologica ed economico-sociale. Gli imballaggi, soprattutto se usa e getta, sono oggi una delle maggiori cause di inquinamento. Le acque che ammiccano dagli scaffali dei supermercati sono imbottigliate per lo più da multinazionali che hanno un curriculum degno di far rabbrividire ogni consumatore critico che si rispetti. Del resto il mercato dell’oro blu è oggi considerato molto redditizio in termini economici, nonché estremamente vantaggioso in quanto a potere esercitato.
Bere l’acqua che fuoriesce dal rubinetto di casa, prediligere il vetro alla plastica, acquisire l’abitudine di riportare i vuoti dove consentito: ci sono varie opzioni e conseguenti diversi livelli di acquisizione di responsabilità.


BISFENOLO E FTALATI: COSE DA SAPERE SULLA PLASTICA…



Il BPA (Bisfenolo A, dove la A sta per acetone, che è una delle molecole da cui si sintetizza) è un plastificante ed un antiossidante, mattone fondamentale di molte plastiche e resine "a largo spettro", cioè non destinate ad un uso specifico. Esso è usato per la produzione di policarbonato (sigla PC), una plastica dura difficilmente deformabile, o come componente delle resine epossidiche. Per intenderci, è il materiale usato per le valigie di ultima generazione (sponsorizzate anche in TV) ma è impiegato anche per la produzione di bottiglie e di lenti per occhiali.
La sua dannosità per la salute è nota dagli anni trenta, ma solo recentemente è stato introdotto nella lista EPA degli "interferenti endocrini" (EDCs), salendo alla ribalta delle cronache; è stato così eliminato dalla produzione di giocattoli o contenitori per cibo destinati ai più piccoli.

Le plastiche usate per gli imballaggi sono classificate in 7 categorie dalla SPI (Society of the PlasticsIndustry), e quelle classificate 3 e 7 possono contenere BPA; quindi potete evitarlo semplicemente scegliendo contenitori che dentro il triangolo di frecce hanno i numeri 1, 2, 4, 5 e 6! :)

È difficile stilare una classifica che ordini i materiali plastici dal più accettabile al meno accettabile. L’ideatore del Biodizionario, Fabrizio Zago, li ordinerebbe cosi:

Polipropilene PP - 5

Polietilene ad alta densità HDPE - 2

Polietilentereftalato PET - 1

Polietilene a bassa densità LDPE - 4

Polistirolo PS - 6

Cloruro di polivinile PVC - 3

Il PET, di cui sono fatte le bottiglie dell'acqua minerale, è un imballo di classe 1, dunque non si rischia la presenza di BPA; però è un materiale sintetizzato a partire dall'acido tereftalico, che come tutti gli ftalati viene introdotto nelle formulazioni delle plastiche per renderle più facilmente lavorabili (ad esempio viene aggiunto al PVC per similpelle al fine di renderlo morbido come la pelle vera). Gli ftalati sono molecole piccole e mobili che riescono a muoversi nella plastica raggiungendo la superficie, dalla quale si staccano; e così finiamo per mangiarle, berle o respirarle. Sono gli ftalati a conferire alle automobili quel tipico odore di nuovo che si sprigiona soprattutto se il cruscotto è rimasto esposto al sole per un po’.
Le bottiglie contenenti acqua o bibite sono o di PE o di PET; date le premesse, non è detto che si tratti di materiale ottimale per gli alimenti. Infatti si sospetta che esso rilasci ftalati nell'acqua, sopratutto se conservata al sole o al caldo. È quindi logico pensare che una parte degli ftalati del PET, magari quella frazione non immobilizzata nella polimerizzazione, riesca a passare nell'acqua; possibilità limitata dalla corretta conservazione delle bottiglie (in luogo fresco e asciutto, come sempre si consiglia). Ma chi ci garantisce che tali accortezze siano rispettate PRIMA che noi le compriamo? Qualcosa quindi passa nell'acqua, ma non è BPA, sono gli ftalati.
Secondo Zago, il PET delle bottiglie d’acqua non rilascia quantità significative di ftalati.

Ma siamo sicuri che la plastica sia più pericolosa di altri materiali? Vediamo il seguente confronto tra plastica e vetro, anche quest’ultimo largamente impiegato in ambito alimentare:

Dati medi PET vs. VETRO

alluminio mg/l: circa 1 vs. 12-13

cerio microg/l: ca 0,001 vs. 0,038

cobalto microg/l: ca 0,018 vs. 0,034

cromo microg/l: ca 0,8 vs. 2

rame microg/l: ca 0,03 vs. 1,8

ferro microg/l: ca 1,8 vs. 5,5

lantanio microg/l: ca 0,002 vs. 0,009

neodimio microg/l: ca 0,002 vs. 0,012

piombo microg/l: ca 0,02 vs. 0,37

praseodimio microg/l: ca 0,00035 vs. 0,0019

antimonio microg/l: ca 0,375 vs. 0,12 (è usato come catalizzatore per fabbricare PET)

samario microg/l: ca 0,0008 vs. 0,0029

stagno microg/l: ca 0,03 vs. 0,06

zirconio microg/l: ca 0,004 vs. 0,085

Ne possiamo dedurre che ogni contenitore rilascia qualcosa nell'acqua, chi più chi meno; anche se le concentrazioni di metalli rilasciati dal vetro sono al di sotto dei valori ritenuti pericolosi per la salute, bisognerebbe poi stabilire se gli ftalati rilasciati sono in quantità rilevanti prima di saltare a conclusioni affrettate sul PET.

Parlando di ftalati non si può non ricordare che le fragranze sintetiche ne sono spesso e volentieri accompagnate, in quanto agiscono da veicolanti e fissativi. A questo link potete trovare il PDF di un’indagine, pubblicata da Greenpeace, che riguarda le sostanze contenute in 36 profumi in commercio. Qui invece c’è un articolo sulla connessione tra gli ftalati contenuti nei prodotti cosmetici e nelle materie plastiche e il diabete; ma non è una novità che le sostanze chimiche con le quali veniamo quotidianamente a contatto possano contribuire sensibilmente allo sviluppo di svariate malattie. Mi ha colpito un articolo di Terra Nuova sulla presenza di ormoni in alcune acque minerali in bottiglia (di plastica).
 

 

Accesso

DEPLIANT PRODOTTI

Scarica i nostri DEPLIANT in formato PDF

SCARICA ADESSO!

Form Contatto DIRETTO

PROCEDENDO DICHIARO DI ACCETTARE IL TRATTAMENTO DEI MIEI DATI PERSONALI.
HO LETTO L'INFORMATIVA COMPLETA

INFORMATIVA COMPLETA SUI TERMINI TERMINI DELLA PRIVACY

Contattaci ORA!

Vai all'inizio della pagina